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WILDSTYLE136

...perché non ci provi ad arrenderti a un giorno di pioggia,al gusto di pioggia,in anni di pioggia...

Gabriele

职业
地点
兴趣
...disordine interiore
ma ordine nel paese prigioni tribunali cellulari o
forse chiese, paura della morte,paura della vita
paurache la vita sfuggendo tra le dita,paura che diversa sarebbe anche possibile,
paura del diverso paura del possibile...
第 1 张,共 54 张
5月15日

ALTREMENTI issue #3

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4月11日

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...NUOVO PROGETTO... 
 

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3月23日

Detroit night

IAMFROMDETROIT presenta:
SESSION 2
ROBERT HOOD (Hood Music – Music Man – M-Plant) pres. THE GREY AREA SET
- Venerdì 23 Marzo 2007
- Inizio ore 23.00
- The Beach° - Murazzi del Po lato sx - Torino


Support djs: Federico Gandin Gigio

Quando Robert Hood pubblica il suo “Minimal Nation Ep” nel 1993, una bomba viene sganciata sul mondo della Detroit techno. Membro fondatore della Underground Resistance insieme a “Mad Mike” Banks e Jeff Mills, il suo lavoro seminale sulla Axis di Mills e sulla M-Plant fondata da lui stesso, traccia il sentiero di quel minimalismo che ha tanto influenzato il mondo della techno a partire dalla fine degli anni ’90. Robert Hood produce “Detroit minimal techno” ponendo un’enfasi particolare sulla sua anima e sulla sperimentazione che va al di là del business e della ricerca della popolarità. Come parte del nucleo originale dell’Underground Resistance, le sue tracce prodotte nei primi anni ’90 hanno contribuito a cambiare il volto della moderna Detroit techno, rappresentando un vero e proprio rinascimento sonoro.

Hood lascia l’Underground Resistance nel 1992, e si trasferisce a New York insieme a Jeff Mills, dove apre un negozio di dischi e registra una serie di singoli, tra cui spiccano “Vision Ep”, “Riot Ep” e “X-103”, che rappresentano per lui una tappa fondamentale in quanto produzioni al 100% soliste. Continua comunque la collaborazione con Mills, attraverso il progetto Waveform Transmission e i singoli “Tranquilizer Ep” e “Drama” su Axis.

Nel 1994, dopo essere uscito con ep anche su Metroplex e Austrian Cheal, Hood decide di fondare un’etichetta propria, la M-Plant, attraverso la quale rilascia il nucleo delle sue produzioni soliste, rappresentato da singoli leggendai com “Internal Empire”, “The Protein Valve”, “Music Data” e “Moveable Parts”. Della M-Plant lo stesso Hood afferma: “È tutto ciò che ho sempre voluto sentire. L’esasperazione di tutto ciò che è basico, il suono nella sua essenza. Solo percussioni, bassline e funky groove. Solo ciò che è essenziale fa ballare la gente. Ho iniziato a pensare alla mia musica come una scienza, l’arte di far muovere il sedere alla gente, parlare al cuore, alla mente e all’anima. Quella di M-Plant è techno mossa dal cuore. M-Plant è M-minimal.”. Le sue ultime produzioni sulla storica etichetta belga Musicman con i 2 volumi di Hoodmusic, ancora una volta, hanno colpito il cuore di migliaia di dj e appassionati.

12月11日

Derrick May e Kevin Saunderson

 
Per la prima volta dalle Olimpiadi, venerdì 15 dicembre il PalaOlimpico Isozaki ospita un evento dance aperto al pubblico.
Migliaia di persone sono attese per un appuntamento di risonanza internazionale: MOVEMENT è l`occasione per celebrare la musica e la città di Torino, alla chiusura del 2006, l`anno dei XX Giochi Olimpici Invernali. Si tratta della prima edizione di un progetto che punta a diventare un appuntamento fisso per la città. All’evento torinese è stato riconosciuto il nome dal festival di musica elettronica nato a Detroit nel 2000 per celebrare la città in cui è nata la techno music, con la speranza di lanciare a Torino –anch’essa molto più di una motor city– l’edizione italiana della manifestazione.

Il suono è quello del Detroit Music Festival, con due ospiti di assoluto prestigio, due padri della techno: Derrick May e Kevin Saunderson. Il mix di musica e visual, uniti alla location inedita e suggestiva, suggeriscono una diretta assonanza con l’atmosfera e l’esperienza del Sonar de Noche, la parte notturna del festival di Barcellona, il festival di musica elettronica per eccellenza. Scenografie e allestimenti futuristici faranno da sfondo ai diversi momenti che accompagneranno un’intera notte di musica non-stop.

Per festeggiare la fine di un anno all`insegna di grandi eventi, Torino ospita in uno spazio che simboleggia l`evoluzione della città due artisti che hanno rivoluzionato la scena elettronica internazionale: Derrick May e Kevin Saunderson, per la prima volta insieme in Italia, si alterneranno alla console nel foyer del PalaOlimpico.

La colonna sonora in chiave elettronica degli ultimi vent`anni nasce a Detroit: un progetto firmato
Atkins, May e Saunderson. Derrick “Mayday” May fonda nell`87 la Transmat Records e pubblica le prime produzioni house facendo conoscere al mondo le nuove sonorità della Motor City. Accanto a lui c`è Kevin Saunderson, colui che ha saputo trasportare il sound di Detroit nei club di tutto il mondo. Insieme, negli anni `80, i due artisti danno vita a una piattaforma musicale unica, da cui nasce un suono nuovo, tecnologico, un mix di ritmi afro-americani, elettronica e funk. Da quel momento Detroit non è più unicamente la capitale dell`industria automobilistica americana, ma il centro di un fenomeno musicale senza precedenti.

Ad affiancarli ci saranno due dj molto apprezzati del panorama elettronico torinese. Lorenzo Lsp è uno dei fondatori della Latin Superb Posse e artefice della prima serata house a Torino (Studio 2). Nei suoi set le influenze disco-funk-punk-wave-electro-deep-acid vengono amalgamate in un suono che trova il suo stile in basiche bassline e in ritmiche fortemente influenzate dalle più attuali
sonorità digitali. Federico Gandin, resident della famosa serata “La Tana@Fluido”, è da sempre impegnato nella diffusione della techno made in Detroit attraverso set energici, percussivi, ricchi di funk e loop circolari. Le coreografie sono affidate agli strepitosi acrobati della Scuola Cirko di Torino.

Conclusa l’esperienza dei Giochi, FIAT si riconferma partner di un’iniziativa dedicata ai giovani con
i quali festeggia la chiusura dell’anno olimpico.

MOVEMENT è organizzato dall’Associazione Culturale Suoni e Colori, MPM e LeMoka!
Official sponsor: FIAT - la musica è cambiata, Bacardi, Kappa - the brand for the digital generation, RedBull, Stefano Cecchi Records.
Media partner: La Stampa, Label, m2o.
Parte del ricavato (1 € a biglietto) sarà devoluto a Emergency, a sostegno del centro di cardiochirurgia di Khartoum, in Sudan.

Venerdì 15 dicembre, ore 23
PalaOlimpico Isozaki - Corso Sebastopoli 123, Torino
Ingresso 30 €, con riduzione 25 €
12月5日

....YS....

Joanna Newsom. Ventiquattro anni, californiana senza sembrarlo minimamente. Arpista, un terzo donna, un terzo elfo, un terzo bambina. Viso e smorfiette da attrice, l'impressione di vivere in un mondo tutto suo. Un album, "The Milk-Eyed Mender", delizioso, sorprendente, acclamato. Dodici vignette, tenere e gracchianti, dodici favole fra folk tradizionale e cantautorato indipendente (vi rimando alla recensione di Onda Rock per i doverosi approfondimenti). L'aggettivo che più si trova in riferimento è childish. Lei non gradisce, ma si coglie nel segno.
Due anni per capovolgere un mondo. La cantante improvvisata guarda oltre, oltre quella che era già una sorpresa. Prepara cinque composizioni, dai sette ai sedici minuti. Affonda ancor più nelle radici, a partire dall'artwork, in cui diviene bellezza medievale, capelli biondi sciolti e mossi, corona di fiori, finestra sul fiume e sulle montagne, una tenda rossa. "Ys", questo il nome dell'opera seconda, vive una lunga gestazione. Le prove dal vivo, gli arrangiamenti di archi, le collaborazioni eccellenti.
[...]
E finire in rete molto tempo prima aiuta parecchio la Newsom, il cui disco è di digeribilità non affatto semplice. E' la spinta finale. I sacri aiutanti, le sacre riviste specializzate, la voce, sacra per la sua diversità, le composizioni, sacre per la loro lunghezza e difficoltà. Infatuazione intellettuale che non è poi diversa da infatuazione giovanil-ignorante. Il classico disco di cui non si può parlare male, anzi si deve dir bene. Approccio così a "Ys" con sentimenti contrastanti: la certezza di un talento, la puzza di un imbroglio, il timore che l'ambizione mandi a puttane le qualità, la speranza che puntando in alto si tiri fuori un capolavoro.

Ad accogliermi è l'immaginifica storia di "Emily", che, col senno di poi, rappresenta anche la cifra stilistica dell'intero disco. Non è una canzone, piuttosto un lungo racconto musicato, intriso di poesia (occhi ai testi). C'è ben poco di rock, c'è molto di folk: il grosso, però, è personalità. L'arpa accompagna, facendo da chitarra, la voce, che è la vera protagonista, assieme alle melodie. La Newsom ha tagliato le asprezze, che pure erano un valore, del disco d'esordio. Il canto è più misurato, centrato e potente: adattato al campo d'azione di "Ys". Quel che ha perso in vispezza ha preso in focalizzazione. Il suo è un dono divino, è qualcosa di unico. A venire in mente è Bjork, ma il paragone regge a metà, laddove all'angelicità dell'islandese, la giovane californiana contrappone un timbro molto più umano, e proprio per questo più raro. Melodicamente colpisce invece la grazia delle linee, che han rotto i ponti con i riferimenti contemporanei, affondando in paesaggi più lontani, eppure meno esplorati, in quanto la Newsom si ritaglia spazi personali, rifuggendo soluzioni sentite, o quanto meno, comode, riuscendo a suonar nuova pur basandosi sull'antico.
L'altro elemento caratteristico sono gli archi, psichedelici, stranianti, spesse volte semplicemente sovrapposti allo sviluppo della canzone, volando su, o entrando in tagli, anche profondi, con l'intento di rappresentare un piano ulteriore, un effetto allucinante (hallucinatory effect, come testualmente afferma la stessa Newsom). Il risultato, già bellissimo di per sé, è poi nobilitato dal finale, con la voce che cresce e il brano che si velocizza, scandendo in modo accorato quello che potrebbe essere riconosciuto come inciso; andando poi a morire nel congiungimento di arpa e orchestra.

La seconda traccia, "Monkey & Bear", storia di un amore impossibile, porta invece in scena una rappresentazione più tradizionale, se non nella struttura, che resta unica (seppur maggiormente lineare che negli altri pezzi), sicuramente nella melodia e negli archi, dal taglio fortemente classico; eppure sorpesa da un finale thrilling. La terza, "Sawdust & Diamonds", presenta un'altra variazione al canone, spogliandosi dell'orchestra e basandosi su un ficcante pizzicare d'arpa, a mo' di sonata di piano, appaiato a una recitazione dolce e intensa, scossa dalle aperture emozionali della melodia. Sono i due brani "minori" del disco, pur viaggiando, soprattutto quest'ultima, su livelli di alta scuola.

D'altro canto, "Only Skin" è l'apice della raccolta. Gli elementi di "Emily" sono tutti presenti, ed estremizzati, in sedici minuti e passa di inseguimenti di melodie, a disegnare una meravigliosa struttura in movimento, che scorre fluida grazie ai giochi di rallentamento-ripartenza, dovuti alla deliziosa linea melodica principale, sottolineata, tra gli altri, da fisarmonica e fiati (il suono compatto non permette però di apprezzare più di tanto il singolo apporto, quanto il disegno finale). Il clou, anche in questo caso, è la svolta finale, quando, dopo un lungo passeggiare sugli spuntoni dei violini, Newsom inizia a squittire lanciando il tema principale, cantato in un impeto di grandeur a doppia voce con Bill Callahan (con cui sarà in tour tra qualche giorno) e il baritono di lui molla le redini alle arrampicate di lei, con tanto di note di banjo e percussioni secche a fare da sfondo.

Conclude, senza sfigurare affatto (anzi), "Cosmia", la più "canzone": arpeggi aggraziati e archi gonfi d'emozione, strepitoso sussulto strumentale folkloristico a metà brano, melodia aperta, ed esplicita, come mai era avvenuto ("and I miss your precious heart"), portata al massimo dell'espressività proprio nell'ultimo minuto. Il gusto che resta è agrodolce, pregno di emozione, con la consapevolezza di aver preso parte a una piccola opera d'arte.

Già, perché smentendo tutti i timori di partenza, è proprio questo che è "Ys". A dispetto di una pesantezza strutturale, vuoi per la lontananza da canoni noti, vuoi per la scelta di usare gli archi (e non solo) in modo spesso disturbante, ci si trova proprio una piccola opera d'arte. Che forse manca della fruibilità, e della forza espressiva in quantità tale da essere dichiarato un capolavoro, ma che non fa rimpiangere la svolta neanche per un secondo uno, regalandoci, anzi, la conferma, ormai certissima, di un'artista curiosa e geniale. Un gran disco, un disco unico, senza dubbio tra i migliori dell'anno.

Recensione da www.ondarock.it

11月13日

Dr. Jager & Mr. Ice




...esperienza finita...
stra divertente!!!

11月7日

Oldenburg - van Bruggen




Non si tratta di “ready made” alla Duchamp e neppure di “collage” alla Picasso. Il concetto è sempre lo stesso: trasfigurare oggetti di uso comune per creare arte. Ma le sculture architettoniche di Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen ora in mostra nel Castello di Rivoli vicino a Torino, rappresentano un nuovo modo di concepire la funzione del monumento. I due coniugi integrano l’opera di gigantesche dimensioni con la performance teatrale, la letteratura e l’architettura in un gioco per cui gli oggetti più comuni sono analizzati con una lente che li rappresenta su grande scala depurandoli dalla loro funzione quotidiana e trasformandoli in simbolo. Chi non ricorda “Ago, filo e nodo” davanti alla Stazione Cadorna di Milano, o “Bicyclette ensevelie”, Bicicletta Sepolta al Parc de la Villette a Parigi, “Cupid’s Span”, L’Arcata di Cupido al Rincon Park nella città di San Francisco e i “Flying Pins”, Birilli Volanti a Eindhoven in Olanda. Così i due artisti ridefiniscono il concetto di scultura, e avventurandosi in nuovi territori aprono la loro arte all’interazione con altre discipline. La mostra “Claes Oldenburg Coosje van Bruggen. Scultura per caso”, si propone di indagare gli ultimi vent’anni del lavoro dei due artisti, incluse le opere più recenti attraverso un percorso espositivo composto da più di duecento lavori.

L’evento presenta composizioni e istallazioni compresi i progetti di numerosi “large –scale projects”, poi opere per interni, maquettes e disegni preparatori.
Si parte con gli elementi per la composizione della performance “Il Corso del Coltello” presentata a Venezia nel 1985. “ La Nave Coltello - spiega Coosje van Bruggen – venne varata nell’Antico Arsenale (A Venezia n.d.r.), da dove partì roteando i remi e muovendo su e giù le lame e il cavatappi. All’interno di quel panorama turbinavano forze opposte travestite in vari modi, che si riflettevano nei personaggi e negli accessori di scena… In seguito la performance venne rappresentata solo tre sere, ogni volta davanti a millecinquecento persone, alcuni accessori furono messi in disparte e non vennero più utilizzati”. E ora proprio quegli accessori, come il costume del Dottor Coltello, gli Architectual Fragments, i Frammenti architettonici: archi, colonne e capitelli in tela, schiuma poliuretanica e pittura al lattice e la bellissima Casa Palla in tela corda, alluminio, pittura al lattice e schiuma poliuretanica, sono inseriti in un’unica sala e visibili al pubblico per ricordare quelle magiche sere della Biennale veneziana.
La parte più interessante dell’intera mostra è rappresentata dalla Sala della Musica. Al centro degli spazi espositivi, “Note cadenti”, in tela resina, spago e pittura al lattice e smalto a spruzzo, poi “Il clarinetto inclinato” alto tre metri e 58 cm, “Il corno da caccia molle, srotolato”, quello “srotolato e affettato”, “La Viola Molle” e “La tromba legata”. Oggetti usciti come da un cartone animato, strumenti straziati, stanchi, sgonfi appunto, attorniati da note confuse come ciocche di capelli scombinati e forse resi esausti dal vortice passionale della musica che hanno suonato.
Nelle sale successive in mostra le “Risonanze, da J.V.”, 2000, nate dall’interesse degli artisti nei confronti della pittura olandese del Seicento e in particolare di due dipinti di Johannes Vermeer: Giovane donna in piedi accanto a un virginale e Giovane donna seduta a un virginale. Entrambi appartenenti alla collezione della National Gallery a Londra, i due dipinti sono interpretati dagli artisti come momenti successivi di una stessa vicenda, il cui soggetto è l’amore tra un uomo e una donna. L’opera di Oldenburg e van Bruggen nasce come possibile esito della storia e mette n scena il momento immediatamente seguente all’atto amoroso. Come i quadri ai quali si spira, ripropone un ambiente domestico olandese, all’interno del quale sono riconoscibili una viola da gamba, una busta, un orecchino con perla e l’arco e la freccia di Cupido. Rispetto ai quadri di Vermeer, la scena allestita dagli artisti è però caratterizzata dal disordine conseguente all’ardore della passione ed è completata dalla presenza di una sedia vuota, elemento già presente nei quadri di Vermeer. In Risonanze essa assume le forme della sedia Zig-zag, icona del modernismo olandese, disegnata da Gerrit Rietveld nel 1934.
La mostra si chiude con Dropped Flower (Fiore caduto) creato appositamente quest’anno per la mostra al Castello di Rivoli. Una gigantesca scultura che rappresenta un papavero reciso e abbandonato al centro dell’ultima sala al secondo piano del Castello. Degna conclusione di un progetto espositivo interessante e in grado di analizzare i nuovi volti della più recente ricerca artistica contemporanea.

[tratto da IL SOLE 24 ORE]





Claes Oldenburg Coosje van Bruggen.Scultura per Caso

Torino
Castello di Rivoli
Fino al 25 febbraio
Mostra e Catalogo Skira a cura di Ida Giannelli e Marcella Beccaria
www.castellodirivoli.it

10月30日

/////2nd issue/////




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10月27日

|rieccolo|

 
Si svolgerà a Torino e Berlino dal 9 all'11 novembre 2006 la sesta edizione di Club To Club, il Festival Internazionale di Musiche e Arti Elettroniche, uno dei più prestigiosi e affermati festival italiani dedicati alla musica dance ed elettronica e alle forme d'arte che con essa interagiscono.
Club To Club è un grande evento che ogni anno trasforma un’intera città in un unico dancefloor: un circuito di club e location originali (le sedi già confermate sono Accademia Albertina delle Belle Arti, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Hiroshima Mon Amour, Jam Club, Supermarket, 8 Gallery Lingotto a Torino e il   Watergate a Berlino) ospita una selezione di dj, musicisti e performer di primo piano nella scena artistica italiana e internazionale; inoltre anche quest'anno nel programma, che si sviluppa nell’arco di tre giornate, sono incluse produzioni e spettacoli multidisciplinari in esclusiva internazionale per il festival.

Club Europa
Con l’edizione 2006 di Club To Club viene ad inserirsi un nuovo elemento, sottolineato dal claim Come Together: si tratta di Club Europa, che nella sua prima occasione vedrà protagonista il club Watergate di Berlino (www.water-gate.de), con il quale si realizzerà uno scambio che nella serata di venerdì 10 novembre ne  
porterà i contenuti a Torino mentre questo ospiterà nella capitale tedesca una selezione di artisti italiani e internazionali in contemporanea, tra i quali DJ Rolando, il leggendario esponente del suono di Detroit.
 A Berlino e al club Watergate sono in sinergia con il Festival i contenuti del Roadshow Internazionale "Crazy 4 U", organizzato da Regione Piemonte in collaborazione con Città di Torino e CUS Torino per promuovere le Universiadi Invernali di Torino 2007, il Sistema Universitario Piemontese e la creatività piemontese (maggiori informazioni sui siti www.universiadetorino2007.org e  
www.studyinpiemonte.it).
 A sottolineare il ruolo di Berlino quale indiscutibile protagonista assoluta del suono elettronico europeo, il programma di Club To Club ospita quest'anno il fuoriclasse Ricardo Villalobos, maggior esponente di un'intera generazione di dj/produttori di origine cilena innamorati dell'estetica minimale che hanno trovato la loro  
perfetta dimensione artistica nella Berlino post-Muro; i protagonisti del dancefloor M.A.N.D.Y. -la loro "Body Language" è stata il brano dell'anno nei club di mezzo mondo, da Ibiza in poi-, che saranno ospiti dell'anteprima del Festival "Viva Club To  Club" (che si svolgerà a Torino il 27 ottobre); uno tra i più interessanti nomi emergenti della scena della capitale tedesca, ovvero Sebo K; oltre al duo Ellen Allien & Apparat e Cassy...

Elettronica al femminile
La musica elettronica odierna parla sempre di più al femminile: se la berlinese/cittadina del mondo Ellen Allien è ormai uno delle figure centrali di un suono che attraversa le più varie ed innovative sfumature del suono techno minimale, il concittadino  
Apparat –con il quale la Allien si esibirà in duo- ha rivelato sul suo sito di essere addirittura al lavoro sulla stesura di un’”opera rock” con Gianna Nannini.
 Di origine caraibico-austriaca ma residente anch’essa a Berlino, Cassy appone un tocco personalissimo e sensuale alla sua interpretazione dello stile minimale: basta guardare la copertina della sua nuova compilation “Panorama Bar 01” per capire…
 Inoltre Stefania Rocca progetterà il party di inaugurazione del festival, che si terrà nella serata di giovedì 9 novembre, sotto il titolo di Digital Art and Music Prize - Night Is One by Stefania Rocca (www.onelikenoone.it), in collaborazione con ARTissima - A Torino Per Essere Contemporanei (www.artissima.it).

Musica elettronica, arte contemporanea e visuals
Nel mese di novembre Club To Club va a rafforzare l’idea di Torino come capitale dell’arte contemporanea, interagendo con ARTissima e altre prestigiose iniziative, attraverso la sua capacità di coinvolgere in modo originale i club, gli spazi urbani, il pubblico e gli stili musicali e sociali contemporanei.
Presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo verranno presentate produzioni multimediali e un workshop sulle identità molteplici o alias dei musicisti elettronici dal titolo “Uno, nessuno, centomila”, realizzato in collaborazione con Fabio De Luca.
 Inoltre il prestigioso festival multimediale canadese Mutek presenterà la performance di Vincent Lemieux e sabato 11 novembre all’Accademia Albertina delle Belle Arti per la Art & Sound Night si esibirà il musicista elettronico torinese MannyPol.
La sezione del festival dedicata alle arti visive elettroniche è realizzata in collaborazione con Todo - Interaction & Media Design (
www.todo.to.it).

 

www.clubtoclub.it
Club To Club è un progetto di Associazione Culturale Situazione  
Xplosiva


 
 

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